Ansia, depressione, panico, fobie, sono parole che vengono pronunciate sempre più spesso da persone di ogni età e condizione sociale in
risposta alla più comune delle domande: "come stai?".
Esistono purtroppo anche sempre più sfumature diagnostiche e altrettante possibilità nel ventaglio degli orientamenti terapeutici, da
quelli clinici volti all'eliminazione della capacità di sentire quel dato problema (spesso ciò significa la sedazione del paziente ritenuto
malato) a quelli invece di terapia individuale o di gruppo di appannaggio degli psicologi delle varie scuole. Come si inserisce in questo
panorama già apparentemente collassato la mediazione psicosomatica olistica?
Innanzi tutto và sottolineato che la comprensione dei processi biologici che sono alla base dei vari quadri sintomatici permette al
mediatore di stare con il cliente capendo e accettando i suoi problemi senza cercare immediatamente e irrispettosamente di cambiare
entrambi e può invece ascoltarlo e "sentire" la situazione. Poi il successivo intervento, ove sia necessario e possibile, è composto da un
lavoro strategico (quindi veloce se non addirittura immediato) sui sintomi per permettere al cliente di ridurli sensibilmente senza bisogno
di scavare dolorosamente nella sua storia e attendere i lunghi tempi che questo lavoro di analisi normalmente richiede, e da un lavoro di
posizione del cliente all'interno dei suoi sistemi di appartenenza, volto a trovare proprio la posizione che gli è più appropriata e che
gli concede di essere maggiormente a suo agio nella vita.
Proprio per questo il lavoro terapeutico impostato ha un tempo concordato e che in molte occasioni può anche essere realizzato nell'arco di
poche sedute.